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Malagò Torna in Azione: Mercoledì il Primo Consiglio Figc con Nomina del Direttore Tecnico e CT in Programma

Roma ha il passo svelto dei giorni che contano. Mercoledì, il calcio italiano rimette mano all’archivio delle decisioni vere: si torna al tavolo, si torna a scegliere.

Giovanni Malagò torna in campo. Non con una maglia, ma con il peso delle relazioni e dei gesti che fanno ordine quando il pallone rotola fuori strada. Il capo del CONI riaccende il suo ruolo di raccordo. Tesse contatti. Accompagna la FIGC in una giornata che profuma di svolta. E il mood, tra addetti ai lavori e tifosi, è quello delle mattine d’esame: poche parole, massima attenzione.

Prima di arrivare al cuore, teniamo il passo giusto. Gli ultimi mesi hanno mostrato un’Italia che cerca un equilibrio. Ambizione alta, risultati alterni, domande aperte su metodo e identità. È qui che la politica sportiva incontra il campo. E da qui nasce la giornata di mercoledì.

La cornice è il primo Consiglio federale dopo settimane di confronto serrato. Si entra con un’agenda asciutta e potente. E una consegna: fare scelte chiare, non cosmetiche. Niente giri lunghi, niente fumo. L’aria è quella che si respira ai corridoi di Coverciano, dove la foto di Bearzot con la pipa ricorda che identità e coraggio sono una cosa sola.

Cosa decide il Consiglio

In cima alla lista c’è la nomina del nuovo direttore tecnico. È l’architetto del progetto. Fissa i principi, definisce la filiera, raccorda la Nazionale maggiore con le giovanili. Non sceglie i titolari la domenica, ma indica la strada. In passato, figure come Roberto Baggio o Arrigo Sacchi hanno dato impronta al sistema dalle stanze del Settore Tecnico. Funziona così: filosofia condivisa, linee guida comuni, criteri di valutazione uguali per tutti. Senza, ogni ciclo ricomincia da zero.

Solo dopo arriverà la scelta del commissario tecnico. È scritto in agenda: prima la cornice, poi il quadro. La logica è semplice. Il CT deve nascere dentro un disegno più grande, non essere un’isola. I nomi? Al momento, nessuna ufficialità. Le candidature esistono, ovvio, ma non trapelano conferme. È la parte giusta del silenzio: lasciare che parlino processo e competenze.

Qui la bussola è la coerenza. Il direttore tecnico detta un linguaggio. Il CT lo traduce in campo. Se le due voci non si accordano, lo senti dai primi passaggi. E lo paghi ai primi incroci che contano, quando il ranking decide gli incastri e la pressione sale.

Il segnale politico e tecnico

Che cosa ci si aspetta, allora? Un segnale netto. Governance stabile, criteri trasparenti, tempi rapidi. Malagò porta la sua moral suasion: tenere unito il sistema, favorire decisioni che reggano alle prime turbolenze. La Federazione, dal canto suo, ha strumenti e luoghi. Coverciano fa scuola dal 1958. Ogni anno sforna decine di allenatori con patentini UEFA. La materia prima non manca. Servono rotta, priorità, verifica.

Esempi concreti? Un progetto tecnico chiaro stabilisce format unici per allenamenti, principi di pressing e gestione del possesso, criteri per la crescita dei giovani. Vuol dire legare l’Under 21 all’Under 20, e queste alla maggiore. Vuol dire minutaggio monitorato, report condivisi, staff che parlano la stessa lingua. Quando è successo, il salto si è visto. Quando non è successo, la Nazionale ha mostrato strappi, non continuità.

Mercoledì si sceglie così. Prima chi disegna, poi chi allena. Non è un vezzo burocratico. È il modo più semplice per non farsi dettare l’agenda dalla prossima partita. Il resto lo farà il campo. Intanto, una scena: luci accese a Coverciano, palloni allineati sul bordo dell’area, erba corta. L’idea è pronta da calciare. La domanda è una soltanto: saremo capaci di riconoscerla quando entrerà in porta?