Home » News Calcio » FIFA Persiste nella Privatizzazione Nonostante le Critiche: ‘Proseguiremo con il Piano, nonostante le Notizie Errate dai Media’

FIFA Persiste nella Privatizzazione Nonostante le Critiche: ‘Proseguiremo con il Piano, nonostante le Notizie Errate dai Media’

Una mattina di pioggia, il bar pieno, il giornale aperto sul bancone: si parla di calcio, soldi e promesse. C’è chi sussurra complotti, chi conta gli zero. Poi arriva la smentita: “notizie non corrette”, eppure la squadra di Zurigo non indietreggia. Cambia il ritmo, non il copione.

La FIFA ha alzato la voce. Ha definito “notizie errate” una parte dei report circolati sul progetto di privatizzazione. E ha aggiunto: andremo avanti con il piano. Fin qui, parole nette. Il nodo, però, è un altro: cosa significa davvero “privatizzare” in un organismo che resta, per statuto, un’associazione senza scopo di lucro sotto legge svizzera?

Ricordo un ragazzo al bancone, sciarpa al collo, che mi chiede: “Ma ci venderanno anche il lunedì sera?”. Sorride, ma non troppo. Perché il confine tra passione e business, oggi, scotta.

Cosa c’è sul tavolo, e cosa no

Di pubblico e verificabile c’è questo. Nel 2018 emerse un’offerta da circa 25 miliardi di dollari per nuovi tornei globali. La proposta non prese la forma iniziale, ma l’idea di spingere su nuovi format è rimasta. Nel 2025 debutterà il nuovo Mondiale per Club a 32 squadre negli Stati Uniti. È un segnale: espansione del prodotto, centralizzazione dei diritti commerciali, ricerca di partner più strutturati.

Cosa non è confermato. Non esiste, ad oggi, un documento completo e pubblico che definisca perimetro, governance e tempistiche di una vera “privatizzazione” di asset FIFA. Non ci sono elenchi ufficiali di investitori privati coinvolti, né dettagli su quote, controllo o distribuzione dei ricavi. Senza questi elementi, parlare di vendita di “pezzi di FIFA” è un salto troppo lungo. Anche la stessa espressione “privatizzare” andrebbe maneggiata con cura: può voler dire esternalizzare servizi, creare veicoli ad hoc per licenze e media, oppure condividere rischi e utili con partner commerciali. Tre scenari molto diversi.

Impatti possibili su tifosi e club

Qui la discussione si fa concreta. Più tornei e finestre globali pesano sul calendario. Le leghe nazionali temono congestione e perdita di centralità. I club valutano i costi di viaggi e rose più profonde. I giocatori chiedono tutele. I tifosi si chiedono se il biglietto resterà accessibile e se la notte davanti alla tv avrà ancora senso.

C’è anche il tema della trasparenza. Quando arrivano capitali esterni, serve una governance chiara: regole sugli appalti, conflitti d’interesse, arbitri indipendenti sui dati d’ascolto e sulla distribuzione dei ricavi. Non è poesia amministrativa. È fiducia. E senza fiducia, ogni comunicato su “notizie errate” suona come un rimbalzo difensivo.

La FIFA ha già dimostrato di saper creare contenuti proprietari, come la piattaforma digitale lanciata nel 2022, e di saper vendere diritti su scala globale. È naturale che cerchi partner forti. La domanda è il come. Il calcio ha memoria: dove sono entrati fondi e nuovi modelli, i risultati dipendono dalle regole del gioco. Se vincono solo gli algoritmi, il pubblico si raffredda. Se cresce anche l’esperienza del tifoso, il legame si rafforza.

Stamattina, lo stesso ragazzo al bancone ha alzato lo sguardo: “Basta smentite, voglio capire dove finisce il campo e dove iniziano i conti”. È una richiesta semplice. E forse è la cartina di tornasole di tutto questo dibattito: possiamo accettare il cambiamento, se qualcuno ci mostra il disegno. Fino ad allora, una curiosità: quando il pallone rotola davvero, chi guida è il cuore o il capitale?