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Richarlison tra De Zerbi e Carnevali: Perché la Juventus non rinuncia all’attaccante brasiliano del Tottenham

Un volto già visto alla Continassa, un filo che non si è mai spezzato. Il nome di Richarlison torna in primo piano tra il pragmatismo di Carnevali e le idee di De Zerbi, mentre la Juventus soppesa un colpo che parla di presente e di personalità.

C’è un dettaglio che torna spesso nei corridoi della Continassa: nel 2021 la nazionale brasiliana fece tappa lì. E il giovane Richarlison lasciò una scia di curiosità. Un dettaglio? Forse. Ma nel calciomercato i dettagli sono benzina.

Oggi l’orizzonte è più nitido. L’attaccante brasiliano ha un solo anno di contratto con il Tottenham. È un passaggio chiave: con la scadenza vicina, il club londinese può aprire alla cessione. Non è una garanzia. È un varco.

A 29 anni, con un oro olimpico a Tokyo 2020 e una Copa América vinta nel 2019, Richarlison porta in dote esperienza e carattere. In Premier League ha chiuso la stagione 2023-24 in doppia cifra. Non è un dettaglio estetico. È consistenza.

Fisico da duellante (1,84), fame da strada, testa che regge i momenti caldi. Può fare il nove, può partire largo, può occupare l’area. Pressa. Attacca il primo palo. Regge i contatti. Il profilo è chiaro.

Non ci sono segnali ufficiali di trattativa in chiusura. Al momento non emergono accordi definitivi su cifre o formule. Ma la Juventus non molla la pista. E qui si apre il punto.

Che cosa vede De Zerbi in Richarlison

Roberto De Zerbi ama attaccanti che accendono la prima pressione e tengono viva l’azione. Richarlison lo fa. È diretto, verticale, senza fronzoli. Sa “sporcarsi” l’azione, ma sa anche chiuderla.

In un 4-2-3-1, può essere il riferimento centrale che libera gli inserimenti. In un 4-3-3, può agire da esterno che taglia dentro. La sua energia sostiene il recupero palla alto. Il suo gioco d’area aggiunge peso nei cinque metri finali. Con lui, la Juventus guadagna un attaccante che non chiede di essere servito. Va a prendersi la palla e l’area.

Poi c’è un tratto umano. Richarlison vive le partite come una prova personale. Lo si vede nei duelli, nei rientri, nelle esultanze. La sua “pombo dance” non è solo folklore. È una cifra emotiva. A Torino non passerebbe inosservata.

Il fattore Carnevali e l’effetto domino

Giovanni Carnevali, uomo chiave del Sassuolo, da anni incrocia le mosse della Juve. Sa negoziare. Sa alzare e abbassare i ponti. Il suo modo di stare al tavolo impatta il mercato italiano: clausole, rilanci, tempi.

Perché c’entra con Richarlison? Perché l’asse con Carnevali, tra opportunità interne e valutazioni “all’italiana”, spinge la Juve a misurare il rapporto qualità-prezzo oltre confine. Se certe piste domestiche si irrigidiscono, l’opzione Premier torna conveniente, soprattutto con un contratto in scadenza e un club, gli Spurs, storicamente duro ma pragmatico. La Juventus tiene la rotta: profilo pronto, impatto immediato, costo potenzialmente riequilibrato dalla durata residua dell’accordo.

Resta il nodo ingaggio. È importante. Non impossibile. Serve una struttura chiara di bonus, una visione tecnica definita e un progetto che lo metta al centro. È qui che De Zerbi fa la differenza: ruoli chiari, compiti semplici, responsabilità forti.

E se alla fine Richarlison tornasse davvero alla Continassa, non da ospite ma da bianconero? L’immagine è nitida: un attaccante che si accende al primo contrasto, uno stadio che risponde. La domanda è un’altra: in un calcio che spesso promette più di quanto mantenga, quanto vale ancora un giocatore che ti guarda e dice “vado io”?