Juventus, Del Piero a 360 gradi:”Mai pensato di lasciare la Juve”

calciomercato » calciomercato Juventus » Juventus, Del Piero a 360 gradi:”Mai pensato di lasciare la Juve”
giovedì, 13th gennaio, 2011

JUVENTUS DEL PIERO A 360 GRADI – Alessandro Del Piero ha concesso una lunga intervista al Guerin Sportivo, tra passato presente e futuro.

Nessuno più di te, Alessandro, può rispondere alla domanda: cosa differenzia la juve dalle altre squadre?
La juventus è una storia fantastica, una tradizione enorme e unica nel suo genere.
è la storia di una famiglia, quella degli Agnelli, che la guida dagli anni 20. Non esistono similitudini al mondo. In più devi mettere le vittorie. La squadra più vincente del calcio italiano, con stelle come Platini, Sivori, Boniperti…per rispondere in due parole la juve è vittoria e tradizione.

Una volta si diceva anche che fosse uno stile…
Lo è, lo è rimasto. La juve è presa spesso come punto di riferimento, non solo dai calciatori che ambiscono a venirvi, ma anche dai dirigenti.
Direi addirittura che è un modo di vivere. Io mi sento proiettato nella juve.

E la juve è proiettata in te, visto che ne sei l’emblema.
E’ la squadra che ho sognato, che ho cullato, che ho rincorso da ragazzino. Ero bimbo e tifavo per Platini, come ho raccontato altre volte tenevo il suo poster appeso in camera. Da 18 anni ci sto, ci vivo dentro ogni giorno. E’ più il tempo della mia vita che ho trascorso qui che non quello precedente a San vendemiano o a Padova.

ti ricordi il primo giorno da juventino? Boniperti ti aveva strappato al Padova bruciando sul tempo il Milan.
C’è una dichiarazione di Salvatore Giglio, storico fotografo anche del guerin sportivo, che descrive bene la cosa:
io che ripiego la maglia bianconera in maniera delicata e riverente una volta finito il servizio. Fu un gesto istintivo, piccolo, ma credo che spieghi tutto quello che per me significava quel giorno.
è il ricordo che mi piace di più.

Ti portarono Tuo papà Gino e tua mamma Bruna?
No, in realtà arrivai a Torino da solo. L’inizio fu uno shock, nel senso che passai dalle 200mila persone di Padova a una città quattro volte più grande. Padova era famigliare, intima, vicina anche fisicamente a casa mia. Torino non la conoscevo ed è curioso che oggi sia diventata la mia città. Non ricordo bene, ma forse venni in macchina con Giacobbo.

Massimiliano Giacobbo?
Giocava nella juve ed era delle mie parti. Io avevo la patente ma non possedevo ancora l’automobile, una delle prime sarebbe stata una lancia delta integrale.
Venni con lui. Poi andai a vivere in casa con Baldini, dividevamo le spese.

E tu telefonavi a casa di tua mamma per farti insegnare a cucinare…
è vero. Fu un cambio di vita radicale. A padova parlavo il mio dialetto, qui no.Però fu importante l’inserimento nella primavera, che fu ottimo.

Al primo anno di juve conquistasti il viareggio.
che la juve non vinceva da trent’anni. Fu un’avvenimento.
E lo fu anche lo scudetto primavera, sempre in quella prima stagione. Era una squadra forte, c’erano Cammarata, Milanetto, Manfredini e altri molto bravi.

Il sogno cominciava ad avverarsi.
esatto. Si materializzava, considerando che intanto debuttavo in prima squadra con Trapattoni. Ma l’incredibile accadde l’anno dopo, con l’arrivo di Lippi. La juve per definizione è una squadra che deve vincere e non succedeva da 8 anni.

Ci riusciste
Ricordo la forza straordinaria di quel gruppo. Non parlo solo delle capacità tecniche ma delle personalità, Peruzzi, Vialli, Marocchi, Torricelli, Baggio, Carrera.
Proprio un infortunio di Roberto, che quell’anno stette fuori parecchio, mi portò dal ruolo di quarta punta a giocare molte partite e alla fine arrivò il trionfo.

In estate la dirigenza decise: via Baggio, ceduto al milan, e un posto da titolare per Del Piero.
Sì, fu fatta una scelta. L’anno prima sembrò che dovessi andare via io, inserito nell’affare Dino Baggio con il Parma, ma il mio trasferimento venne bloccato all’ultimo.

è stata l’unica volta in cui sei stato ad un passo dall’addio?
Sì.

Ripartiamo da qui.
nel calcio come nella vita ci sono tante piccole sfaccettature che ti fanno crescere. Il campionato vinto mi diede convinzione, così come lo spazio che mi ero conquistato. Uno spazio importante. Ero soddisfatto, segnavo, vivevo in un gruppo meraviglioso. Fu in quel momento che nacquero, sopratutto in champions, i gol alla Del Piero.

Un marchio di fabbrica.
Furono anni magici, perchè arrivo la vittoria in champions nel 1996, poi il successo nell’intercontinentale con il mio gol decisivo, altri 2 scudetti. Peccato per qualche finale persa, ma non è facile arrivare in fondo e vincere sempre.

Le champions perse restano il rimpianto maggiore??
no, perchè restano di più le finali che ho vinto. Del resto lo sport è fatto così, per uno che vince c’è un altro che perde.

Anche qui hai un’immagine di quei giorni?
mi viene in mente lo spogliatoio, gli scherzi tra di noi, ma la compattezza e l’unità di spirito. Incredibili. Bastava entrare, ascoltare e già imparavi qualcosa.

Trovi molte differenze fra il Del Piero giovane di allora e i ragazzi di oggi che si rapportano con il campione che nel frattempo sei diventato?
C’è una sola cosa che resta costante e immutabile: i giovani più bravi sono i più umili. Non ti sbagli mai, sono sempre loro a fare più strada. Quello che ascolta e sa migliorarsi attraverso gli altri. Imparando, studiando.

Vedi un nuovo Del Piero in giro per il mondo?
Non credo ci sarà mai, semplicemente perchè ognuno è se stesso ed ha una storia diversa dagli altri. Nel mio caso, e non parlo di qualità tecniche, ho avuto una coincidenza straordinaria: fare i miei primi 4 anni di carriera vera, tra i 20 e i 24 anni, in una squadra che ha vinto tutto. Non è semplice che possa capitare a chiunque. In questo sta la mia unicità, fino all’infortunio del 1998 ho avuto solo vittorie e successi.

Del pomeriggio di udine cosa ti porti nella memoria?
Fu devastante come dolore. Si dimostrò subito grave, poi capimmo che era gravissimo, ma ho affrontato tutto con una grande serenità interiore.
Devo ringraziare chi mi è stato vicino, chi mi ha seguito fin dai primi soccorsi a udine, fino al chirurgo che mi ha operato . Siamo andati in Colorado per l’operazione, tutto è stato fatto nella maniera migliore, ma il momento di maggiore sofferenza è stato dopo, nella riabilitazione .

Perchè si resta soli.
in una situazione quasi surreale, per cui da una parte sei un componente della squadra a tutti gli effetti, ma dall’altra ti ritrovi a giocare una sfida personale, solo con te stesso. Soffri in silenzio e talvolta ti senti completamente fuori.

Lì è nato un secondo Del Piero, possiamo dirlo?
Più consciente? Non lo so, credo che gli eventi del calcio e della vita ti portino a riflettere, a capire, a farti persino guidare nel dopo.
Certamente sono tornate le vittorie, a partire da quel 5 maggio con Lippi.
Tornavamo al successo in un modo clamoroso, rocambolesco, dopo 2 campionati persi per un punto con Ancelotti.

Con in mezzo una tempesta, a perugia, arbitro Collina.
a me piace dirla così: una volta abbiamo perso lo scudetto per suicidio, il 2-2 in casa con la roma, una volta per omicidio, quella che ricordavi tu.
Peccato solo per la champions persa in finale nel 2003.

Arriviamo così agli anni di Capello, che significano altri successi ma anche i primi problemi a trovare un posto in squadra, leggi Ibra.
Dal punto di vista sportivo sono convinto potevamo vincere di più. Il risultato minimo era lo scudetto e quello fu. Ma in europa siamo usciti sempre presto, con una squadra in realtà fortissima.

E dal punto di vista personale?
dal punto di vista personale sono anni che mi hanno disturbato . Ma ho ottenuto grandi risultati, persino incredibili se rapportati tra minuti giocati e gol segnati. La migliore della mia carriera. Evidentemente ho dimostrato la mia attitudine al lavoro.

Appresa da chi?
dalla mia terra e da mio papà Gino.

c’è una foto struggente che vi ritrae insieme , tu bambino con una coppa in mano, e lui che te la consegna.
Era un torneo di bocce, a san vendemiano

indimenticabile resta anche quel tuo bacio al cielo, per salutarlo un’ultima volta dopo il gol al bari
è stato un momento più difficile di altri.

nel 2006 arriva lo tsunami che la cronaca chiama prima moggiopoli e poi calciopoli. Ma voi calciatori avevate sentito il rumore dell’onda?
Sentito? Ammazza! Già a bari, quando avremmo dovuto festeggiare lo scudetto, c’era un’atmosfera irreale, aria di crollo.
Eppure non avevamo niente da nascondere, le nostre prestazioni sul campo erano state chiare e nette. è stato riconosciuto da tutte le parti la forza di quella squadra.

Per questo non ti è sembrato giusto cancellare quelle vittorie?
La juve ha pagato tutto, fino all’ultimo, questo è certo.

Vuoi dire che altri non hanno pagato?
noi abbiamo pagato tutto, non mi interessa guardare gli altri.
Io sento miei i 2 scudetti così come l’anno di b.

Vinto da campione del mondo
era stupendo entrare in campo e sentire l’odore delle salsicce, dei pop-corn…sì, da campione del mondo. Ma mi sembrava di essere tornato di colpo al calcio di un tempo. Davvero fu una festa, persino quella prima partita a rimini, che doveva essere la certificazione del castigo, fu gradevole.

nemmeno lì hai pensato di andartene?
no, e non è stata nemmeno difficile la scelta. Sarà che sono fatto così, che ho un modo di pensare semplice e lineare, fatto sta che non è stato qualcosa di difficile.
Dovevo riportare la juve là dove meritava di stare.
Un’annata trionfale, vincendo anche la classifica dei marcatori, mi credi? Eravamo tutti felici.

Più bello quel momento o il mondiale?
Il mondiale è un fatto storico, unico, mi ha emozionato più dell’intercontinentale o di qualsiasi altra cosa. Quando lo vinci capisci che sei entrato a far parte di una ristretta cerchia di persone.

Perchè dal ritorno in a la juve ha faticato così tanto a ritornare competitiva?
Non sono d’accordo. Abbiamo sbagliato la scorsa stagione, con un black-out difficile da spiegare, ma i primi 2 anni erano andati bene. Al primo arrivammo terzi, al secondo, nonostante l’esonero di ranieri che guastò la situazione, secondi. Nel mezzo, il successo di madrid in champions.

oggi è il turno di Delneri.
e di una squadra molto diversa rispetto all’anno scorso. Ecco perchè mi viene anche difficile fare pronostici, dire se siamo o no l’anti-milan….due sono le cose però: primo, c’è tanto entusiasmo. Secondo, le difficoltà sono molte. Ma la prima cosa aiuta a superare le seconde.

visto che andiamo verso la fine dell’intervista parliamo del tuo futuro? Andrea agnelli ha detto che se ne parlerà fra sei mesi, chiedendo a te cosa vuoi fare..
sei mesi? Dunque giugno…no, il mio futuro sarà deciso prima. Non aspetterò fino ad allora per prendere la decisione. Non lo vivo come uno stress,sto bene e ho ancora voglia di giocare. Solo 2 cose mi possono fermare.

ovvero?
il fisico o il cuore. Il primo risponde benissimo, il secondo è felice e ricco, molto ricco.

credo che la famiglia sia il segreto di questa felicità
a dicembre è arrivato Sasha, il nostro terzo bambino dopo Tobias e Dorotea. Sarà un viaggio ancora diverso.

Posso domandarti cosa vorresti per i tuoi figli?
in primis la salute. Poi che abbiano la possibilità di scegliere e che esigano di scegliere. E che ascoltino mamma e papà.

nelle pagine che seguiranno abbiamo stilato la lista dei migliori 100 juventini di sempre… non posso anticiparti nulla, ma tu, chi avresti votato?
Boniperti e Scirea. Per ragioni diverse ma entrambi validissime. Metterei anche il mio idolo Platini: benchè sia rimasto solo 5 anni è entrato nel cuore dei tifosi ed è un riconoscimento che vale più di ogni medaglia. Ma è difficile pescare tra tanti fuoriclasse, penso a gente come montero, zambrotta, davids, inzaghi, nedved, trezeguet, emerson, buffon, e dove li metti campioni così?

tutti dopo di te?
(sorride) è chiaro!