Juventus, Marotta “A Giugno sarà grande mercato per noi”

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martedì, 21st dicembre, 2010

INTERVISTA MAROTTA JUVENTUS FUTURO – Il dirigente juventino Beppe Marotta si “confessa” a tutto tondo sulle pagine de “La Gazzetta dello Sport” nell’edizione cartecea odierna. Di seguito l’intervista integrale:

“L’obiettivo imprescindibile è quello di rientrare subito nell’èlite del calcio internazionale. Ma qui l’obbligo di vincere non viene mai meno. E oltre allo scudetto c’è la Coppa Italia, competizione per noi importantissima”

Cosa farete a gennaio?

«Completeremo l’organico».

Si dice: con un paio di colpi la Juve può puntare allo scudetto. Dove interverrete?

«Dobbiamo prima valutare le condizioni di tutti gli infortunati. Poi, vedremo cosa fare. Occorre avere gl ande rispetto per i ragazzi che fin qui hanno dato tutto, per un gruppo che sta facendo cose importanti. Interverremo solo per qualcosa che ci permetta di migliorare qualitativamente, altrimenti non ha senso andare a toccare una situazione che ha già equilibri piuttosto solidi. E comunque è giusto dire ai tifosi che in questa fase del mercato non sono previsti investimenti consistenti. Li faremo a giugno. Sì, in estate sarà un grande mercato per la Juventus».

In quanto tempo avete previsto di tornare i numeri uno in assoluto?
«Non ci poniamo limiti, già oggi lavoriamo per vincere, perché c’è sempre spazio per la straordinarietà. L’ordinarietà, invece, ci impone di fare i passi giusti. É necessario arrivare senza saltare nessuna tappa a livello economico e organizzativo. Nei grandi progetti, quelli che durano, quelli vincenti, non si improvvisa niente, non si può improvvisare niente».

E come procede il Progetto?
«In maniera spedita. Puntiamo a un modello che si fondi sulla bontà del settore giovanile. Stiamo investendo molto lì, anche a livello di scouting. Il ricambio tecnico deve venire soprattutto dai giovani. In ogni modo, il bilancio di questi primi sei mesi di lavoro è decisamente positivo. É stato avviato un rinnovamento totale, in ogni campo. Siamo in linea con tutto ciò che hanno indicato società e azionisti. Lo stadio nuovo è una svolta storica, sarà fondamentale a livello di diversificazione dei ricavi: Blanc sta facendo un grande lavoro. Speriamo solo di non restare una cattedrale nel deserto e che presto si arrivi anche all’unificazione delle norme a livello Uefa. Siamo dentro a un calcio globale, ma senza un’armonizzazione del sistema legislativo e fiscale fra i vari Paesi, molti bei progetti di bilancio potrebbero rimanere sulla carta. Sotto l’aspetto tecnico, siamo intanto andati al di là di ogni previsione. Non mi aspettavo che fossimo già così avanti nella costruzione della squadra».

E qui tiriamo in ballo Delneri
«Abbiamo sempre pensato che Gigi fosse l’uomo giusto. Insegna calcio e sa gestire il gruppo come pochi altri in circolazione. Oggi l’aspetto psicologico è fondamentale. Lui, poi, è uno coraggioso, crede nei giovani e manda in campo solo chi merita, a prescindere da età, carriera e carisma dei vari giocatori a disposizione».

Che presidente è Andrea Agnelli?
«É il grande artefice di questo rinnovamento. É giovane, ma conosce da sempre l’odore-profumo dello spogliatoio, lo ha respirato con suo papà Umberto. Per me poi è un punto di riferimento fondamentale. Mi sento protetto, non mi ha mai fatto mancare il suo totale appoggio. Così è più facile lavorare».

Quanto le dà ancora fastidio il modo in cui le sono sfuggiti Borriello e Burdisso?
«Un po’ di amarezza c’è stata. Era la ciliegina sulla torta di un mercato che giudico comunque positivo. Certamente, l’epilogo di quelle trattative ha del sorprendente. Siamo rimasti stupiti di un cambiamento così repentino della Roma a livello di strategie economiche».

Perché non avete cercato Cassano?
«Intanto, sono felice che abbia risolto la sua situazione e gli auguro tanta fortuna, soprattutto in Nazionale (sorride). Per quanto ci riguarda, Antonio -pur rispettando e riconoscendo il grande talento del giocatore – non è mai rientrato nei nostri piani tecnici».

Aquilani ha fretta di conoscere il suo futuro. Lo riscattate subito?
«Nessun dubbio sulle qualità di questo ragazzo. Doveva e deve trovare continuità. Da parte nostra ci sono tutte le premesse per arrivare alla definizione di questa operazione, che appunto dipende solo dalla Juve».

Marchisio è pronto a rinnovare.
«Claudio rappresenta il profilo del giocatore da Juve: giovane, bravo e cresciuto nel vivaio. Non credo proprio che ci saranno problemi con il suo contratto».

Del Piero?
«Come ha detto il nostro presidente, aspettiamo qualche mese e vediamo come sta Ale. Il rispetto per il campione e per l’uomo è massimo. Noi, però, abbiamo l’obbligo di fare l’interesse e il bene della Juventus. Crediamo che il gruppo venga prima di qualsiasi singolo».

Quindi anche di Buffon…
«Certo, e anche prima di qualsiasi altro giocatore…».

Ma il problema di Buffon è soprattutto quel contratto da 13 milioni lordi a stagione?
«Rispetto al passato bisogna fare maggiore attenzione agli equilibri del bilancio, questo è sicuro. Il costo del lavoro rappresenta una parte determinante in questo senso. Comunque, Gigi quel contratto se l’era evidentemente meritato sul campo».

A chi darebbe il suo oscar finora?
«Nei giorni scorsi ho indicato il gruppo e Krasic».

E Quagliarella? É lui la vera grande sorpresa bianconera?
«É una sorpresa per voi. Per me è scontato che giochi e segni in questo modo. Lo conosco dai tempi della Samp. Basta metterlo nel suo ruolo naturale e lui ti garantisce sempre la doppia cifra. Ha il gol nel sangue, mi ricorda Anastasi».

La grande delusione?
«L’eliminazione in Europa League».

La gara più bella della stagione?
«Per il risultato, dico la vittoria di Milano contro il Milan. A livello di prestazione mi è piaciuta Juve-Lazio, mentre la gara della svolta è stata quella contro l’Inter».

La Juve sta di fatto dettando la strada migliore verso il fair play finanziario. Ma il calcio e i dirigenti italiani sono all’altezza degli altri Paesi guida? La sua è un’opinione che conta, l’opinione del vicepresidente del settore tecnico.
«Faccio mia una frase di Allodi: il calcio è l’unico mondo dove un muratore può diventare architetto il giorno dopo. Pecchiamo nella formazione dei dirigenti calcistici, ci vuole competenza e professionalità nei posti chiave. Dobbiamo entrare nelle università».